Come realizzare un portfolio fotografico (Prima parte)

Ovvero: gli aspetti della fotografia che sono ancora strettamente legati alla tradizione.

L’altra sera stavo scegliendo alcune immagini da presentare ad un “potenziale espositore”, e cercando tra pellicole ed ingrandimenti mi son trovato a riflettere che, nonostante il massiccio utilizzo del digitale in ogni fase del processo fotografico, rimangono ancora alcune cose che “debbono” essere fatte a mano, con la carta ed il righello.

Una di queste è la preparazione di un portfolio, o appunto, la presentazioni di uno o più lavori.

Riporto quindi questa preziosa guida, scritta da Alain Briot e tradotta da Raffaello Conti.

1- Introduzione:

Realizzare un portfolio dei propri lavori è una delle attività più importanti per un fotografo. Sfortunatamente, non molti fotografi ci si dedicano perché si scoraggiano di fronte al compito oppure non reputano il loro lavoro all’altezza di essere inserito in un portfolio. Altri si sentono male solo all’idea di dover passare in rassegna migliaia di immagini prese nel corso degli anni. Ed altri non sanno come selezionarle. Infine c’è chi ritiene che sia sbagliato realizzare il proprio portfolio, che una attività di questo tipo debba compiersi sotto la supervisione di un museo o una galleria oppure sia da inquadrare nel contesto di una retrospettiva sul lavoro di un artista.

Anche se tutte queste considerazioni sono comprensibili, lasciatemi cominciare col dire che sono però discutibili. Mettere insieme un portfolio non è un compito poi così spiacevole o spaventoso. Cominciamo con l’esaminare più in dettaglio in cosa consiste un portfolio, studiamo i motivi che lo rendono così importante, e infine impariamo a realizzarlo. Nel corso di questo articolo utilizzerò come esempi alcuni portfolio che ho realizzato io stesso.


2 – Che cosa è un portfolio?

Vediamo un po’ di cosa si tratta realmente. Un portfolio è, alla lettera, un porte folio, in francese, che significa porta-fogli. Un folio è una pagina grande, delle dimensioni approssimative di una singola pagina di giornale. Un porte folio, abbreviato in portfolio in inglese, è sostanzialmente un raccoglitore di fogli singoli. Possiamo dire che il primo scopo è raccogliere le pagine in un luogo sicuro in modo che non vadano perse o danneggiate. Per gli artisti questi fogli saranno lavori su carta.

Anche se il folio è una pagina grande, non ci sono implicazioni per le pagine di un portfolio. Così come non ci sono restrizioni sul tipo di lavori che ne fanno parte. Possono essere disegni, dipinti, schizzi di architettura, fotografie, collages, etc. Non ci sono restrizioni neanche sul tipo di contenitore. L’oggetto utilizzato per contenere il portfolio può essere una cartella, una scatola o altro contenitore scelto dall’artista. E neppure ci sono restrizioni su chi può realizzarne uno. Molto spesso sono gli stessi artisti a curare i portfolio dei propri lavori.


3 – Portfolio e portfolio

Nell’attuale era digitale, teoricamente, un portfolio non avrebbe più necessità di essere stampato. Può essere creato coi soli mezzi digitali, sia da immagini digitali che scansionate, poi corrette, ottimizzate e presentate in formato PDF, jpeg o qualunque altro formato, preferibilmente portabile.

Questo è un metodo assolutamente legittimo di selezionare le immagini, di confezionarle per la pubblicazione, di proporle all’accettazione di una galleria per una mostra, o di presentarle per scopi analoghi. Però, a mio vedere un portfolio non è un portfolio se non è costituito da immagini stampate su carta. Il motivo ? Semplicemente ai miei occhi l’opera finale è una immagine su carta, non sul monitor di un computer. C’è una enorme differenza tra vedere una immagine sullo schermo e vederla su carta. Per me, il prodotto del mio lavoro è una stampa fine art su carta e il mio portfolio deve essere una raccolta di stampe su carta. Ovviamente il mio è un punto di vista personale, per cui la vostra opinione potrà essere diversa. Comunque, se non stamperete i vostri lavori, rinuncerete a una delle più grandi soddisfazioni che la fotografia possa dare: vedere una stampa fine art che non solo rispecchia le vostre capacità di fotografo, ma anche quelle di realizzatore di stampe fine art.

Esempio 1: Portfolio bianconero

Duna e nube
Hasselblad 500CM, Zeiss Distagon 60mm, Kodak TMax 100

Dal 1980 al 1997 ho stampato i miei lavori in bianconero nella mia personale camera oscura. Nel 1998 ho venduto tutta l’attrezzatura e oggi stampo solo in digitale. Comunque, quando realizzai un portfolio delle mie immagini bianconero del Sudovest, decisi di mantenere i bordi irregolari dovuti all’utilizzo di un portanegativi sovradimensionato sul mio ingranditore Besseler. Tali bordi differivano da stampa a stampa ed erano veramente personali, avendo io fatto a mano il portanegativi. Scansionai le stampe in alta risoluzione e creai delle versioni digitali della stessa grandezza di quelle chimiche. Il portfolio includeva solo immagini in bianconero, ognuna coi suoi bordi irregolari. Furono stampate su carta Somerset da 300 grammi, firmate con la matita e con il mio marchio impresso a secco. Non le feci montare, perchè si potessero apprezzare la qualità e le caratteristiche strutturali della carta.


4 – Obiettivi e scopo

E’ importante che definiate lo scopo e gli obiettivi prima di realizzare un portfolio. Vi semplificherà di molto il processo. Utilizziamo il mio lavoro come esempio.

Ogni portfolio che realizzo ha un obiettivo preciso. Diversi esempi li troverete nelle didascalie che accompagnano le illustrazioni di questo articolo.

Fotografo con uno scopo. Attualmente il mio scopo è mostrare la bellezza e gli aspetti positivi della natura. Ho anche lo scopo di creare immagini che verranno esposte ed arrederanno ambienti domestici e uffici.


5 – Pubblico

Dovete anche considerare quale è il pubblico a cui proporrete il vostro portfolio.

Un pubblico non è necessariamente un vasto insieme di persone. Alcuni di noi hanno un pubblico ristretto, consistente di pochi individui, mentre altri hanno un pubblico vasto, fino a migliaia o milioni di persone. In tutti i casi, indipendentemente dal numero, dovete prendere in considerazione la relazione tra il vostro lavoro e il vostro pubblico.

Per aiutarvi a comprendere tale relazione, fatevi le seguenti domande:

– Quali immagini voglio mostrare ?

– Ci sono immagini che voglio lasciare fuori ?

– Il mio lavoro è indirizzato a un unico pubblico, o ci sono immagini destinate a un certo pubblico e altre a un pubblico diverso ?

– Che tipo di risposta mi aspetto dal mio pubblico ? Voglio assecondarli, sorprenderli, metterli alla prova, scuoterli, etc. ?

Il vostro pubblico, i vostri scopi e obiettivi, potranno essere o meno simili ai miei. Quello che è importante è che siate consapevoli della loro esistenza e della loro importanza. Definire i contenuti del vostro portfolio sarà molto più semplice una volta individuati obiettivi, scopo e pubblico. La loro conoscenza vi consentirà di fare una scelta con cognizione di causa in merito alle immagini che sceglierete e allo statement di artista che andrete a scrivere.

Dovete anche tenere presente che non tutti i lavori sono adatti per un pubblico generico. Anche se il paesaggio verosimilmente piacerà alla stragrande maggioranza, dobbiamo accettare il fatto che per apprezzare le fotografie di paesaggio, chi le guarda deve amare la natura e la vita all’aria aperta. Come sia possibile non amare la naura va al di là della mia comprensione, ma sono sicuro che persone di questo tipo esistono.

Il vostro lavoro potrebbe essere focalizzato su soggetti diversi dalla natura. Oppure potreste fotografare paesaggi oltre ad altri soggetti. In questo caso potreste dovervi rivolgere a due distinti tipi di pubblico – uno a cui piacciono i paesaggi e un altro che preferisce le altre immagini, siano queste still life, nudo, architettura, etc.

In questo caso dovrete decidere se comprendere i diversi soggetti in un unico portfolio o creare più portfoli per i diversi soggetti.

Esempio 2: Portfolio di Parigi / Canon 300D

Nel Dicembre 2003 acquistai una Canon 300D che ho utilizzato frequentemente riprendendo delle immagini di Parigi nel Dicembre 2003-Gennaio 2004. Dopo il mio rientro negli USA decisi di realizzare un portfolio che comprendesse una selezione delle mie immagini preferite realizzate con la 300D. Avendo utilizzato anche il medio formato e il 4×5″ a Parigi, scelsi di creare un portfolio separato per le immagini prese con la 300D. Decisi anche di stampare tutte le immagini di questo portfolio con la Epson R800 Ultrachrome utilizzando la carta Epson Premium Glossy. Il mio obiettivo era dimostrare che immagini di valore e qualità di stampa assoluti potevano essere ottenute con una combinazione relativamente economica di fotocamera e stampante. Le stampe di questo portfolio sono tutte 8×10″ con passepartout 16×20″.


6 – I portfolio non servono necessariamente a raccogliere le opere migliori di un artista

Ho aperto questo articolo accennando al perché relativamente pochi fotografi creino portfolio dei loro lavori. Sembra essersi creato un mito di questo tipo:

Un portfolio può contenere solo il meglio di quanto mai realizzato da un fotografo.

Ci sono tre difficoltà in questo approccio:

– Primo, è difficile stabilire quali siano le nostre cose migliori in assoluto. Come artisti, abbiamo senz’altro un nostro orientamento, che rende questa distinzione quantomeno impegnativa.

– Secondo, è anche difficile stabilire se abbiamo o meno un quantitativo bastante di opere eccellenti per poter mettere assieme un portfolio di “lavori migliori”

– Terzo, molti fotografi trovano il concetto di portfolio delle “ migliori opere di sempre” sia pretenzioso che scoraggiante. In conseguenza di ciò, rimandano la realizzazione di un portfolio nell’attesa che i proprio lavoro “diventi migliore”

Il risultato finale è che quando si trovano di fronte ad un compito percepito come difficile, molti fotografi si bloccano, preferendo rimandare la faccenda piuttosto che esporsi a quelle critiche che inevitabilmente pioveranno loro addosso essendosi cimentati in un compito del quale chiaramente solo i più “grandi fotografi” di questo mondo sono all’altezza.

Inutile dirlo, questa credenza – che i portfolio possano servire solo a mostrare il meglio – è grossolana. Ciò non significa che non possano rappresentare il lavoro di un maestro nel corso della sua intera vita. Esattamente a questo scopo sono stati utilizzati fino dall’invenzione della fotografia. Pero’, questo è solo uno dei possibili utilizzi.

Voglio qui proporre un più ampio ventaglio di utilizzi:

I portfolio possono mostrare il risultato di specifiche ricerche
e presentare i risultati raggiunti ad un dato momento.

Con questo approccio un portfolio diventa più facile da realizzare e molto meno improponibile o spaventevole. Diventa anche chiaro che che ci possono essere più utilizzi per un portfolio, ciascuno ritagliato per diversi obiettivi, scopi e destinatari.

Ad esempio potete creare:

– Un portfolio che comprenda immagini di un unico formato di fotocamera: 35mm., medio formato, grande formato.

– Un portfolio di sole fotografie bianconero o seppia. .

– Un portfolio di immagini che siano radicalmente diverse dal vostro stile “consueto” e che sorprenderanno il vostro pubblico.

– Un portfolio di immagini create durante un arco definito di tempo. Puo’ essere breve (un viaggio di una settimana, ad esempio), un particolare anno (2002, 2003, etc.) o altri specifici periodi.

– Un portfolio di immagini prese in un’area geografica specifica. Ad esempio, ho creato un portfolio di immagini dell’Isle Royale National Park in Michigan quando ero Artista Residente nel 1996.

Esempio 3: Portfolio Oliver Award

Le 13 immagini che fanno parte del portfolio Oliver Award. Tutte le immagini furono create con macchine Hasselblad, con obiettivi Zeiss 38 Biogon, 60 Distagon e 150 Sonnar e pellicola negativo colore Agfa Ultra. L’immagine scelta per la copertina è la quarta da sinistra nella seconda fila.

Questo portfolio fu creato con un unico scopo: la partecipazione all’Oliver Award della American Rock Art Research Association (ARARA). E’ un premio internazionale assegnato a un singolo fotografo eccellente nella fotografia di arte rupestre. L’assegnazione sarebbe annuale, però negli ultimi anni non è stato assegnato per la mancanza di lavori che rispondessero ai requisiti stabiliti dalla ARARA.

Il portfolio col quale partecipai, e che venne premiato all’unanimità nel 1998, riguardava un singolo sito di arte rupestre, il Little Petroglyph Canyon nei monti Coso Range presso Ridgecrest, California. Ci vollero tre visite alla location per portarlo a termine, operazione resa difficile dal fatto che Coso Range è situato all’interno del China Lake Naval Weapons Station, una base militare, e quindi per l’accesso sono necessari permessi speciali e controlli. Il portfolio consiste di 13 immagini. Le stampe furono fatte su stampante Iris, dato che all’epoca le stampanti desktop erano solo del tipo dye, e quindi non garantivano sufficiente archiviabilità. Tutte le stampe sono 10×10″, con passepartout 16×20″.

Le opere partecipanti all’Oliver Award debbono valere sia dal punto di vista artistico che scientifico. Non solo debbono essere splendide immagini, ma debbono risultare anche utili agli studiosi di arte rupestre per le loro ricerche. A questo scopo, acclusi un CD rom con le scansioni a pieno formato delle immagini. Scrissi anche un saggio di 20 pagine descrivendo in dettaglio l’attrezzatura e il processo adottato per la ripresa sul campo, la scansione, il fotoritocco e la stampa. L’articolo mi servì come base per la presentazione che feci al convegno ARARA del 1998. E fu scelto per la pubblicazione nei proceedings. Le stampe furono incorniciate, esposte e vendute durante il convegno. Come spiegato nell’articolo, fu necessario poco lavoro addizionale per la preparazione della presentazione, per la mostra, per la vendita e per la pubblicazione, dato che era già quasi tutto fatto al momento in cui il portfolio fu completato.

Fine prima parte…

(Leggi la seconda)

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