Con lo scopo di fornire contenuti di qualità, articoli che siano interessanti e di stimolo per i nostri lettori, ci sforziamo sempre di condividere le nostre conoscenze, i risultati dei nostri esperimenti, le idee che ci vengono in mente.
A volte però ciò che sappiamo non ci basta, e dobbiamo studiare, o, come in questo caso, farci insegnare da qualcuno.
E’ quindi con grande piacere che pubblichiamo l’intervista (ma che in realtà è stata una chiacchierata) con Riccardo Gazzarri, fotografo ed artigiano per hobby, appassionato di Pinhole, esperto costruttore di fotocamere uniche.
Ciao Riccardo, siamo curiosi, prova a spiegarci, in una frase, in che cosa consiste il pinhole.
Beh, spiegare in che cosa consiste la fotografia stenopeico è in realtà molto semplice. Pinhole significa letteralmente “foro di spillo”. In pratica si tratta di utilizzare un forellino molto piccolo al posto di un costoso obbiettivo. Attraverso questo foro è possibile selezionare un singolo raggio luminoso che riesce a “dipingere” l’immagine capovolta su un supporto sensibile o su un sensore digitale.
Niente di più facile quindi di togliere l’obbiettivo alla nostra fotocamera reflex e sostituirlo con un tappo in cui abbiamo praticato un foro di piccole dimensioni.
E come mai ti sei interessato ad una tecnica così “non-convenzionale”?
Ogni scelta non è mai casuale. Ho iniziato ad interessarmi al foro stenopeico perché volevo realizzare un apparecchio da ripresa che costasse pochissimo e che realizzasse dei negativi di grande formato con cui poter stampare delle immagini con tecniche antiche di stampa come la cianotipia o la callitipia.
La semplicità costruttiva di questi primi apparecchi e, più che altro, i risultati ottenuti mi hanno fatto appassionare a questa tecnica e ad approfondire la materia fino ad arrivare alla progettazione e costruzione di apparecchi più complessi.
Sicuramente oggi è un tipo di foto non convenzionale. Ma prima dell’invenzione delle lenti molti pittori rinascimentali hanno utilizzato il foro stenopeico per “ricopiare” paesaggi all’interno di una camera oscura. Uno tra i più famosi è sicuramente il Canaletto.
Quali sono i motivi per cui un fotografo o un appassionato dovrebbe lanciarsi nel mondo della fotografia stenopeica?
Ci possono essere molte motivazioni di carattere tecnico o di ordine estetico.
Tecnicamente posso sostituire con un foro ben calibrato qualsiasi tipo di obbiettivo; da quello per macrofotografia, al grandangolo fino al teleobbiettivo. Il tutto solo spostando la distanza tra il foro ed il piano della pellicola. Niente di più semplice.
Sempre tecnicamente un foro stenopeico è capace di riprendere con un angolo di campo ampissimo e quindi è molto facile realizzare immagini grandangolari.
Un’altra peculiarità è quella di poter sfruttare una profondità di campo infinita. Questo vuol dire che non mi devo preoccupare minimamente della messa a fuoco in quanto nella foto stenopeico tutto è a fuoco; quello che sta davanti al foro a pochi centimetri di distanza e quello che sta all’infinito.
Esteticamente le immagini riprese hanno delle caratteristiche uniche.
Primo non sono afflitte da nessun tipo di distorsione ottica o cromatica tipica delle lenti degli obbiettivi convenzionali.
Secondo, lavorare con un foro molto piccolo è come utilizzare un diaframma molto chiuso. Questo comporta l’utilizzo di tempi di scatto (ma sarebbe più giusto chiamarli tempi di posa) relativamente lunghi. Questo aiuta il fotografo che vuole ottenere con il “mosso creativo” immagini non convenzionali ed interessanti.
Ultimo ma non ultimo le immagini sono molto “morbide” ed danno quella sensazione di etereo.
E le 5 attenzioni che deve avere per non spaventarsi subito?
Non bisogna assolutamente spaventarsi. La facilità di ottenere immagini valide subito alle prime prove è segno della semplicità del metodo. Volendo in ogni caso focalizzare 5 punti per ottenere buone immagini posso suggerirvi:
1. Realizzate il foro su un supporto il più sottile possibile. Per le prime prove può andar bene la comune carta d’alluminio per la conservazione degli alimenti.
2. Per la realizzazione del foro utilizzate una punta sottilissima. Ottimi risultati si ottengono con le punte dei compassi. Gli aghi da cucito sono meno precisi e solitamente danno fori troppo grossi di diametro.
3. Per ogni distanza tra foro e pellicola andrebbe calcolato un diametro del foro ottimale per avere l’immagine più nitida possibile. Ci sono moltissimi siti internet che mettono a disposizione formule o tabelle per eseguire questo calcolo.
4. L’apparecchio da ripresa, durante tutto il tempo della posa, deve stare fermo. E’ obbligo quindi l’uso di un cavalletto. Ottime immagini si realizzano anche appoggiando la fotocamera per terra, su un muretto o su qualsiasi altro supporto stabile.
5. Non c’è da regolare nient’altro che il tempo di posa. Con qualche prova si riesce facilmente a trovare quello giusto. Niente messa a fuoco, niente regolazione del diaframma (che è fisso).
Le immagini sul tuo sito non sembrano così diverse dalle immagini che si ottengono con obbiettivi standard, quali sono le maggiori differenze?
La differenza su una piccola miniatura del sito è meno evidente che nella realtà di una stampa. Nel caso reale invece la differenza c’è e… si vede benissimo. Tempi di posa lunghi generano una fluidità dei movimenti straordinaria. La caduta di luce ai bordi dell’immagine (la vignettatura) è normale per questo tipo di immagini e serve per concentrare l’attenzione sulla parte più luminosa. Mettendo un soggetto in questo punto dell’inquadratura sarà sicuramente valorizzato dalla luce. I colori non vengono minimamente influenzati da alcuna lente e quindi sono molto naturali.
Come faccio a trasformare la mia macchina digitale in una macchina pinhole? E’ un’operazione reversibile?
Certo che è possibile ed è anche facile. Basta prendere il tappo del corpo macchina (quello nero), farci un foro centrale con una punta da trapano da circa 6-8 millimetri e ed applicare un pezzettino di carta stagnola sul foro appena fatto. Poi con una sottilissima punta si pratica un forellino appena percettibile ad occhio sulla carta stagnola.
Si monta il tutto sul corpo macchina e si imposta il selettore della modalità di scatto in manuale.
A questo punto si scegli un soggetto da riprendere, si punta la macchina (ad occhio perché l’immagine non può essere vista attraverso il mirino) e si fanno alcune prove con tempi lunghi.
Si parte con 2-4 secondi e se nel monitor l’immagine ottenuta è scura si aumenta il tempo di posa. Se è troppo chiara si diminuisce.
Niente di più facile.
Quando ci siamo stancati, si toglie il tappo modificato e si rimonta l’obbiettivo e la nostra macchina reflex ritorna ad essere quella di prima.
Esistono impieghi particolari per questa tecnica? O campi in cui è particolarmente indicata?
Foto di paesaggio
Foto di mosso creativo
Foto nelle quali la profondità di campo deve essere molto estesa
Foto dalla resa molto morbida dei bordi
Bene, spero, con questa breve intervista, di aver incuriosito qualche fotografo o fotoamatore che ha voglia di sperimentare nuove tecniche senza spendere un capitale. Realizzare una fotocamera stenopeica è facile ed alla portata di tutti. Vi invito a provare. Per chi volesse consigli o informazioni lascio il mio indirizzo di posta elettronica e del mio sito nel quale si possono vedere alcune delle mie foto e le macchine che costruisco per hobby.
E proprio riguardo al sito di Riccardo, imperdibile la sezione didattica, in cui è spiegato il metodo per ottenere un foro perfetto ed è presente la tabella e la formula per determinare il diametro del foro, e la sezione dedicata alle fotocamere autocostruite (per se stesso o su ordinazione).














