Calibrare il monitor


Calibrare il monitor è una necessità per tutti coloro che si occupano di grafica, credo in special modo per chi tratta o lavora con fotografie.

Nadir ci intruce all’argomento con un ottimo articolo:

E chi, dopo aver ritirato le stampe dal
laboratorio, avendole trovate tutto fuor che fedeli a ciò che aveva
messo nel CD, non ha avuto la tentazione di strozzare lo stampatore? Di
nuovo tutti, credo. Lo stesso laboratorio che per anni ci aveva servito
meravigliose stampe da negativo o da diapositiva, all’improvviso non ne
azzecca più nemmeno una. Per una volta, però, la colpa non è
dell’operatore, il quale in barba agli anni che passano e alla vista
che se ne va adotta probabilmente lo stesso procedimento di sempre; il
problema è proprio nelle immagini consegnate su CD. Vediamo dunque di
capire, prima di cambiare laboratorio, cosa è successo e perché.

Senza una perfetta taratura dell’insieme macchina/monitor/Photoshop, sarebbe

impossibile replicare la gamma di toni presente in questa immagine
Canon EOS 10D e Sigma 20 f/1.8 @ f/22, 1/2 sec, su treppiede RAW 100 ISO.

La Camera Oscura Digitale
Con
questo termine si intende il trattamento fatto alle immagini
digitalizzate, che avviene dopo lo scatto digitale o scansione, prima
della stampa, mediante un computer.
Forse la parola “oscura” si
riferisce più ai processi che alla luce, sta di fatto che, una volta
che la nostra immagine è tradotta in un segnale numerico, generato da
uno scanner o da un sensore contenuto in una macchina, l’unico modo che
abbiamo per verificare il nostro lavoro è attraverso un oggetto spesso
trascuratissimo: il monitor. E’ il monitor, infatti, che ci consente di
ritradurre nuovamente il nostro segnale numerico in luce. Ma come ci
restituisce la luce il nostro monitor è il nocciolo della questione,
poiché se il nostro monitor è solo un pochino troppo… magenta, per
esempio, la nostra naturale tendenza sarà di compensare questo magenta
con un pochino di verde (l’opposto del magenta), fino ad ottenere sullo
schermo quel meraviglioso ritratto della nostra fidanzata ove
l’incarnato, al nostro esperto e criticissimo occhio, ha quel bel
colore rosato che ci piace tanto. Solo che… una volta che la nostra
immagine va in stampa, il Minilab del laboratorio non sa che il nostro
monitor era troppo magenta, come non sa che per compensare abbiamo
aggiunto verde. Risultato: la fidanzata viene stampata come Hulk, del
quale assumerà anche le sembianze dopo aver visto la stampa. Ecco il
problema nel nostro CD. In fase di trattamento, non abbiamo compensato
l’immagine, ma il monitor, di fatto sbilanciando una immagine
probabilmente buona.
Vediamo dunque come calibrare adeguatamente il
monitor, per assicurarci che quello che vedremo sullo schermo sia il
più fedele possibile a quello che vedremo poi sulla carta.

A sinistra fotografia bilanciata con monitor tarato correttamente.
A destra, invece, con monitor troppo freddo.

La
presenza di una dominante azzurra (ciano) sul cinescopio del monitor ha
portato l’operatore a sbilanciare nettamente la foto verso il rosso.

A monitor (starato) il risultato era perfetto.
Stampato. come appare evidente, no!.

Il Monitor
Esistono
fondamentalmente due tipi di monitor: LCD (Liquid Cristal Display) a
cristalli liquidi, e CRT (Cathode Ray Tube) a tubo catodico, quelli in
vetro, per intenderci. Queste sono le due famiglie principali. Le
stesse si suddividono poi in una miriade di altre. Comunque, fare un
paragone tra le due famiglie è come tentare di comparare le classiche
mele con le altrettanto classiche pere. Quale il migliore? Difficile a
dirsi, ciascuno ha vantaggi e svantaggi. Comunque sia, scegliendo un
monitor piuttosto che l’altro, cercate di non considerarne l’aspetto
meramente estetico, ma, visto come strumento di lavoro, il modello che
più si confà alle vostre necessità.
Per cominciare, vediamo di dare un’occhiata alle caratteristiche principali da osservare all’atto dell’acquisto:

Luminosità
(in inglese Brightness): descrive la quantità di luce bianca che un
monitor è in grado di emettere. Generalmente i monitor LCD posseggono
il doppio di capacità luminosa dei CRT. Fotograficamente parlando
questo non è un aspetto critico, visto che tutti i monitor dovrebbero
essere tarati allo stesso livello di luminosità e questo livello è
facilmente ottenibile sia sui CRT che sugli LCD, poiché, normalmente,
si attesta su di un valore che varia dal 35 al 60% della luminosità
massima.

Contrasto
(in inglese Contrast): misura la capacità di un monitor di emettere una
scala di grigi che va dal bianco puro al nero puro. Generalmente i
monitor CRT sono in grado di produrre una scala di grigi maggiore dei
monitor LCD. Questo significa che nei monitor LCD ci saranno più
probabilità di non vedere dettagli nelle ombre, e questo dovrebbe
essere considerato in fase di scelta.

Angolo di visione:
è l’angolo in cui un monitor è in grado di mostrare l’immagine.
Tipicamente i monitor LCD hanno un angolo di visione limitato. Questo
significa che osservando lo schermo lateralmente o dal basso o
dall’alto potremmo perdere significativamente la visione dell’immagine.

Fedeltà dei colori:
è la capacità di riproduzione di colori vividi, brillanti e reali.
Anche qui il CRT la spunta, essendo in grado di produrre una maggior
quantità di colori rispetto agli LCD di oggi… domani si vedrà.

Risoluzione:
è il numero di pixel che possono essere mostrati contemporaneamente dal
monitor. Anche in questo caso il CRT può ottenere un numero di
risoluzioni maggiori di un LCD, ma, anche in questo caso non è un
grande problema, poiché le risoluzioni standard (quelle consigliate in
funzione della dimensione) sono identicamente supportate da entrambe la
famiglie di monitor.

Dimensione
dello schermo: si misura in pollici ed è la diagonale dello schermo. I
monitor LCD sono di dimensioni effettive (per esempio, 17 pollici
rendono 17 pollici) i CRT invece perdono circa un pollice di area utile
(di un 17 pollici in realtà sono usabili/visibili solo 16). Per scopi
fotografici è sicuramente consigliabile un monitor di almeno 17 pollici.

Dot Pitch: per capire cos’è, dobbiamo sapere che un pixel, il quale non
è l’unità emettitrice di luce più piccola in un monitor, è composto di
una serie di “dot”, punti, generalmente 9, disposti in 3 file di 3.
Ciascun Dot è in grado di produrre uno solo dei tre colori primari RGB
(Red-Green-Blue: Rosso, Verde e Blu). Dot Pitch è la distanza in
millimetri tra il centro di un Dot ed un altro adiacente ma dello
stesso colore. Minore è il dot pitch, maggiore è la densità di pixel a
parità di superfice e, per conseguenza, migliore la qualità
dell’immagine visualizzata. Un dot pitch minore di 0,24 mm è caldamente
consigliato. Allo stato attuale della tecnologia, si trovano in
commercio monitor con Dot Pitch minore di 0,21 mm.


Trattamento antiriflesso:
è importante quando si lavora, specialmente in ambienti chiari, per non
avere riflessi che potrebbero distrarre o falsare i colori.

Schermo Piatto:
è una caratteristica che descrive il tipo di schermo nei CRT: piatto,
appunto, o convesso. Per problemi relativi alla geometria delle
immagini, uno schermo piatto è senz’altro consigliabile. I monitor LCD
sono, ovviamente, solo piatti.

Regolazione RGB separata:
è la possibilità, in un monitor CRT, di controllare ciascuno dei tre
cannoni eletronici RGB che sono usati per produrre l’immagine che si
vede sullo schermo. Questa caratteristica del monitor è importantissima
per poterlo calibrare con profitto per il trattamento delle immagini
fotografiche. Non tutti i monitor hanno questa possibilità di controllo.

Temperatura di colore selezionabile che includa i 6.500 Kelvin, anche indicata con 65K o 65D.
La
temperatura di colore è la descrizione del tono (più caldo o più
freddo) dei colori di una immagine. Si chiama “Temperatura” perché i
toni di colore si misurano in Kelvin (gradi, unità di misura
anglosassone della temperatura) immaginando di riscaldare
all’incandescenza un corpo nero ipotetico. Immaginiamo un pezzo di
ferro, per capirci. Riscaldandolo molto diventerà incandescente,
passando dal color nero al rosso. Questo accade a temperature
relativamente basse, intorno ai 3000/3500 Kelvin. A queste temperature
i toni di luce emessa dal nostro pezzo di ferro sono da noi percepiti
come i più caldi, rossi, arancioni e gialli. Se continuiamo ad
aumentare la temperatura, la luce emessa dal pezzo di ferro, che sarà
sempre più incandescente, cambierà toni di colore, e i toni che noi
percepiremo saranno sempre più freddi, ovvero verdi prima, per arrivare
agli azzurri e blu intorno ai 9000/9500 Kelvin. Ecco spiegato
l’apparente controsenso quando si dice che a temperature di colore
maggiori ci si riferisce a colori più freddi e viceversa.

Pannello di regolazione della temperatura di colore e dei valori RGB
dei singoli cannoni elettronici del monitor

Costo: naturalmente anche il prezzo di un monitor è un parametro da considerare.

Qual è meglio?
Personalmente
ritengo i CRT superiori (almeno allo stato attuale della tecnologia) e
sicuramente con un rapporto prezzo/prestazioni superiore. Nonostante
ciò alcuni monitor LCD di punta vantano ottimi risultati nel
trattamento delle immagini, ma con costi ancora molto elevati. I
notebook, i cui monitor LCD integrati, normalmente, non sono di
altíssima qualità, possono essere usati in situazioni logistiche
particolari, quando uno studio di post produzione fisso non è
facilmente (o velocemente raggiungibile). Ma ne è sconsigliabile l’uso
in sostituzione di un buon sistema da tavolo.

Scheda Video
Anche
la scheda video che equipaggia il computer ha un aspetto tutt’altro che
secondario. Oggigiorno la maggior parte delle schede video in commercio
può essere controllata da applicazioni di calibrazione e profiling (vedremo qui di seguito cosa significa). E’ consigliabile che la scheda video sia equipaggiata con almeno 64 MB di RAM.

Calibrazione e Profiling del monitor
Il processo di taratura del monitor è composto da due operazioni principali: calibrazione prima e profiling
poi. Profiling è un termine tecnico inglese che in italiano sarebbe
“profilare, descrivere il profilo”. Ma così sembra che si stia parlando
di metallurgia, più che di fotografia… dunque evito di tradurlo.

La calibrazione
è l’operazione che ci permette, usando i controlli del monitor ed una
serie di strumenti software e /o hardware, di regolare luminosità,
contrasto e bilanciamento colore del nostro monitor nel modo più
accurato possibile. Queste operazioni cambiano il comportamento fisico
del monitor, non sono solo una mera compensazione software. E’
importantissimo che questa operazione sia eseguita con il massimo
rigore possibile, poiché il profilo del monitor che genereremo subito
dopo non risulti in significativi mutamenti nei colori, quando apriremo
le nostre immagini in un software tipo Photoshop. A questo proposito,
da qui in avanti mi rifarò a questo software della Adobe come
riferimento. Questo non significa che non esistano altri software degni
di nota nel panorama mondiale, ma Photoshop è sicuramente lo standard
per il trattamento digitale delle immagini e, aspetto per noi
importantissimo, è in grado di interpretare i profili di colore
generati da altri software.
Il profiling è
l’operazione che ci consente di memorizzare il profilo esatto del
nostro monitor calibrato, ovvero è la memorizzazione di una tabella di
valori numerici che, una volta passati alla scheda video, garantirà che
i colori mostrati dal nostro monitor siano fedeli ed accurati. In altre
parole, in questa tabella sono presenti valori che “spiegano”alla
scheda video di quale segnale il nostro monitor ha bisogno per
riprodurre esattamente un determinato colore. Questo profilo è tipico e
caratteristico di ogni monitor, una sorta di impronta digitale. Ecco
perché è importante fare calibrazione e profiling del nostro
specifico monitor: è quasi impossibile che monitor identici, dello
stesso modello e marca, anche se dello stesso lotto di produzione,
abbiano lo stesso profilo. Inoltre queste operazioni devono essere
ripetute frequentemente, almeno una volta al mese, poiché i componenti
elettronici sono soggetti ad una certa deriva, con la risultante
perdita, lenta ma costante, della calibrazione.

Ancora un paio di concetti
Prima
di addentrarci nella pratica della calibrazione, dobbiamo capire ancora
un paio di concetti e relativi termini tecnici, poiché ci ritroveremo
ad avere a che fare con loro durante l’uso degli strumenti di
calibrazione.

Gamma è una parola che
si riferisce alla luminosità dei mezzi toni sullo schermo. Generalmente
ci si riferisce a Gamma 1.8 per i Macintosh e Gamma 2.2 per i sistemi
su Windows. E’ da notare che esistono ragioni storiche più che pratiche
per giustificare questa differenza di valori tra Win e Mac.
Quale
usare? In breve, la risposta dipende dal proprio ambiente di lavoro e
dalle proprie esigenze. E’ buona norma informarsi su quale sia il
valore di gamma usato dal nostro laboratorio di fiducia e regolarsi di
conseguenza. In teoria, per esigenze fotografiche andrebbe impostato
1.8 visto che le tipografie serie, le case editrici ed i laboratori
digitali professionali usano prevalentemente sistemi Mac, impostati
probabilmente a questo valore; mentre per il video è meglio 2.2 (che
non a caso è anche il valore della TV). Ma queste sono indicazioni di
massima: se, ad esempio, il proprio flusso di lavoro prevede di
dialogare in prevalenza con sistemi Windows, è meglio usare 2.2 anche
se si ha un Mac. E viceversa se magari si ha un PC ma il service
digitale cui ci si rivolge lavora in ambiente Mac.

Punto di bianco
invece definisce il colore del bianco del monitor. Sembra quella
barzelletta del matto che chiedeva di che colore era il cavallo bianco
di Garibaldi… Il punto è che un bianco, come abbiamo visto parlando
della temperatura di colore, può essere più caldo o più freddo, a
seconda se presenti una temperatura di colore minore o maggiore.
Inoltre la temperatura di colore del bianco dipende anche dal tipo di
supporto. Per esempio, per la stampa su carta il bianco è definito a
5000 K perché la luce standard che si usa per la valutazione dello
stampato ha tipicamente questo valore. In questo caso si misura la
temperatura di colore della lampada, non potendo la carta di per sé
emettere luce. Per ciò che riguarda i monitor è consigliabilissima, per
gli scopi fotografici che ci proponiamo, una regolazione della
temperatura di colore del bianco a 6500 K poiché questo valore è il più
prossimo al valore del bianco neutro della maggior parte dei monitor.
Questa regolazione è normalmente presente nei monitor moderni, nelle
funzioni di setup. Anche se a logica potrebbe sembrare corretto tarare
il monitor a 5000 K, la stessa temperatura di colore della carta su cui
stamperemo, questo sarebbe un errore. Infatti questa taratura del
monitor lo renderà piuttosto giallognolo e comunque l’immagine
visualizzata non sarà aderente alle stampe su carta che verranno
prodotte, anche se queste ultime saranno viste sotto una luce a 5.000
K. Questa apparente discrepanza dipende dal mezzo fisico differente,
carta e monitor infatti hanno evidentemente dei modi ben differenti di
presentarci la stessa immagine. Questo è un punto importante, poiché i
monitor vengono consegnati con la temperatura di colore preselezionata
in fabbrica, attorno ai 9000/9300 K.

Attenzione:
se già siete abituati al monitor tarato attorno ai 9000 K, valore di
fabbrica, abbassando la temperatura di colore a 6.500 K vi sembrerà
tutto giallo. Questo è normale e dipende dal vostro cervello, che dovrà
riabituarsi ad un bianco differente. Ma, superata questa impressione
iniziale, dopo pochi giorni di uso non farete più caso alla differenza
poiché il vostro cervello si sarà abituato al nuovo bianco, a tutto
vantaggio delle stampe che farete.

Bianco così bianco che più bianco non si può
Avrete
capito che uno dei segreti per ottenere colori fedeli è il bianco.
Vediamo allora quali sono le fasi pratiche per una corretta
calibrazione del monitor.

Lo scopo finale della calibrazione e del profiling è, come abbiamo visto, creare un file che conterrà una tabella (LUT = Look Up Table)
i cui valori diranno alla scheda video quali segnali dovrà emettere per
fare in modo che un determinato colore possa essere emesso
correttamente dal monitor. Per creare questa tabella, che da ora
chiameremo con il suo nome proprio, LUT, dovremo ricorrere a strumenti
hardware e software specifici.

E’ bene chiarire subito
una cosa: non è possibile calibrare alla perfezione il monitor senza un
colorimetro elettronico (detto anche “sonda” o “sensore”) che,
applicato allo schermo, legga realmente l’immagine restituita dal
monitor. Questo colorimetro elettronico ha un costo che oggi è del
tutto ragionevole: ne esiste un modello, lo Spider della ColorVision
(www.colorvision.com), che è venduto a circa 100 US$. Consiglio una
visita anche ai vari B&H, Adorama ecc., visto che usualmente hanno
prezzi molto competitivi. Insomma, poche scuse: fatevi un regalo utile,
comprate questo od un altro colorimetro elettronico e calibrate
definitivamente il vostro monitor, automaticamente ed in pochi minuti,
levandovi di torno il problema per sempre.
Per chi fosse resistente
all’acquisto, posso elencare almeno altre 5 soluzioni software, alcune
delle quali addirittura gratuite, ma che, portroppo, devono contare
sugli occhi di chi sta facendo la calibrazione per creare la LUT.
Sfortunatamente, a meno che non siate Superman, la capacità del nostro
occhio di discernere tra i vari colori è abbastanza limitata, non
paragonabile assolutamente all’occhio elettronico di un sensore
specifico. In altre parole, la LUT risultante non sarà mai perfetta.
Vediamo dunque come operare nei due modi, con il colorimetro
elettronico e senza. Alcuni punti sono in comune ad entrambe le
procedure:

  • Primo:
    l’area di lavoro, la scrivania, il desktop, chiamatelo come volete.
    Togliete la foto della fidanzata o del figlio, via anche il bucolico
    paesaggio scattato nelle ultime vacanze e sostituite il tutto con un
    “bel” grigio neutro. Questo per due ragioni: risparmiare i reofori
    dello schermo, i quali, in questo modo, avranno una resa uniforme, e
    non avere elementi di disturbo durante il lavoro.
  • Secondo:
    lasciate acceso il monitor per almeno mezz’ora prima di procedere alla
    calibrazione (e sempre mezz’ora prima di cominciare a lavorare). Questo
    neutralizzerà eventuali derive termiche dei componenti elettronici del
    monitor, sia esso CRT o LCD.
  • Terzo:
    pulite accuratamente il monitor, usando prodotti specifici. Non usate
    alcool denaturato o altri detergenti. Al massimo, per i CRT, alcool
    isopropilico, quello usato per pulire le testine magnetiche; lo trovate
    nei negozi di elettronica. Una buona idea per i CRT è anche la
    soluzione che usiamo per pulire i vetri degli obiettivi, da usarsi in
    piccole quantità su di un panno molto morbido o cotone idrofilo reso
    ben gonfio di aria e poi passato delicatamente sullo schermo. Mai
    spruzzare liquidi direttamente sul monitor. Per gli LCD non me la sento
    di consigliare alcun liquido, ma solo un panno morbidissimo o cotone
    idrofilo molto gonfio di aria, passato a secco con molta delicatezza e
    solo verticalmente sullo schermo. Qualcuno suggerisce l’uso di una
    soluzione al 50% di acqua distillata e alcool isopropilico. Non l’ho
    mai usata, se credete potete tentare, ma a vostro rischio e pericolo.
    Mai usare materiali abrasivi (carta, normale o igienica che sia;
    unghie, spugne o altre invenzioni estemporanee): gli LCD sono
    delicatissimi, ma anche i CRT non sono da meno, visto che gli schermi
    moderni sono rivestiti da un sottile strato antiriflesso che si
    danneggia facilmente. Per togliere solo la polvere usate un pennello
    molto morbido, io uso un pennellone da make up in martora
    rubato tempo fa a mia moglie. Evitate di toccare il monitor con le
    dita. Lavorando è quasi istintivo indicare questo o quel particolare al
    cliente o all’amico, sparando l’indice sullo schermo. Le impronte
    digitali sono tra le cose peggiori da togliere, sopratutto dagli LCD.
  • Quarto:
    mettetevi nella situazione di luce ambiente nella quale siete abituati
    a lavorare. Idealmente l’ambiente di lavoro dovrebbe essere, in
    penombra e senza luci dirette. Se ci sono finestre nei dintorni curate
    che siano di fronte a voi, non alle vostre spalle, altrimenti i
    riflessi vi giocheranno brutti tiri. Per i professionisti o per i
    maniaci, ricordate che anche il colore degli abiti e delle pareti della
    stanza possono influenzare la calibrazione e la visione.
  • Quinto, mettiamo il contrasto del monitor, usando l’apposito comando, al massimo.
  • Sesto, regoliamo la temperatura di colore del monitor a 6.500 K.

Terminata la parte comune, vediamo dunque le calibrazioni con e senza colorimetro elettronico.

Con il colorimetro elettronico
Fatto
tutto quanto sopra, apriamo la confezione con il colorimetro
elettronico, installiamo il software di calibrazione e infiliamo il
cavo del colorimetro in una delle porte USB. Accortezza: il colorimetro
elettronico è meglio che sia collegato direttamente al computer, non ad
uno hub USB. E’ anche buona norma scollegare tutto quello che potrebbe
dare conflitto sulle altre porte USB. Per questa calibrazione uso un
colorimetro elettronico Spider Colorvision ed il software Optical della
Pantone-Colorvision. Anche se mi riferisco a questi ultimi,
praticamente tutti gli altri prodotti in commercio hanno un workflow
simile.

Il
software di calibrazione Optical della Colorvision, con la finestra di
Precalibrazione che indica la corretta posizione ove collocare il
sensore tramite le apposite ventose.

Come
prima cosa, se usiamo Photoshop, annulliamo l’avvio automatico di Adobe
Gamma Loader (solitamente presente nel menu Esecuzione Automatica, su
Windows). Lanciamo dunque il software di calibrazione. Quando
richiesto, regoliamo contrasto e luminosità come suggerito dal
programma. Ancora quando richiesto, applichiamo il colorimetro
elettronico con le apposite ventose al CRT o appendiamolo sopra l’LCD
con l’ausilio del contrappeso in dotazione, nella posizione che il
software ci richiederà. Clicchiamo su OK ed il software inizierà la
sequenza di calibrazione, che consiste nell’emissione da parte del
monitor, davanti al colorimetro elettronico, di una serie di colori
prestabiliti e di una scala di grigi molto accurata. Ma cosa sta
succedendo? Semplice: questi colori prestabiliti, i cui valori RGB sono
noti al software, vengono letti sullo schermo dal colorimetro
elettronico e, attraverso la porta USB, ripassati nuovamente al
software. Per differenza tra il colore emesso dal software verso il
monitor e quello che il monitor realmente emette, a sua volta letto dal
colorimetro, viene creata la LUT.

Il colorimetro al lavoro sul monitor

Una
volta completata la sequenza di colori e grigi, il software di
calibrazione provvede a creare un profilo specifico compensato, neutro,
senza dominanti di colore, basato sulla LUT appena calcolata. Questo
profilo sarà caricato ad ogni accensione del sistema, e dirà alla
scheda video quali segnali emettere per poter aver un monitor
colorimetricamente perfetto. Il profilo prodotto sarà basato sugli
standard ICC/ICM, rendendo comprensibile la colorimetria del monitor
anche alla maggior parte dei sistemi operativi (Mac o Win) e, più
importante, a tutti i software che, come Photoshop, sono in grado di
interpretarli. Questo garantirà, da ora in avanti, che l’incarnato
della fidanzata che vediamo sullo schermo in Photoshop sia proprio
quello.

Senza il colorimetro elettronico
A
costo di ripetermi: i nostri occhi, per quanto giovani e buoni siano,
non raggiungeranno mai la precisione di un colorimetro: sono troppo
soggettivi. Ma per chi non possiede e/o proprio non vuole acquistare il
sensore e relativo software, esistono altre possibilità. Su Macintosh
ci si affida solitamente ad una utility apposita inclusa nel sistema
operativo, ColorSync. Su Windows si può usare Adobe Gamma, una utility
di calibrazione fornita in bundle con Adobe Photoshop ed installata
automaticamente insieme ad esso.
Dal Pannello di controllo lanciamo
dunque Adobe Gamma: ci troveremo davanti la finestra seguente (le
istruzioni d’ora in avanti si riferiranno ad Adobe Gamma su Windows, ma
sono sostanzialmente applicabili anche all’utility Apple ColorSync).


E noi sceglieremo Step By Step. Clicchiamo indi su Next.


Ci
apparirà la finestrella qui sopra, la quale ci chiede di identificare
inequivocabilmente con un nome il profilo che stiamo per creare, in
modo da essere riconoscibile nelle applicazioni che lo leggeranno.
Scriveremo il nome del profilo creato tipo “mio monitor data”. Il nome
non è molto importante, ma la data sì, visto che è consigliabile rifare
la calibrazione almeno una volta al mese. Esiste anche un pulsante Load
per caricare e modificare profili preesistenti. Diamogli dunque un nome
e clicchiamo su Next.


Questo
è il primo passo per la calibrazione. Usando i controlli del monitor,
portate (nel caso non lo aveste fatto prima) il contrasto al massimo
possibile. Di seguito, con il controllo della luminosità andate a zero
e lentamente risalite fino a quando il quadrato centrale grigio, nel
nero, non appare. Deve essere al limite minimo della visibilità. In
caso di dubbi tornate con la luminosità a zero e risalite nuovamente.
Fatto ciò, cliccate su Next.


Basandosi
sul profilo attuale, Adobe Gamma tenta di capire quali sono i fosfori
specifici del monitor collegato. Nel caso in cui insieme al monitor ci
fosse stato fornito un dischetto di installazione a suo tempo
installato, nel menu troveremo il profilo esatto del nostro monitor.
Alternativamente avremo due scelte possibili:

  • Trinitron
    (tipico dei monitor Sony): è facilmente identificabile per la presenza
    di due sottilissime righe orizzontali nella parte alta ed in quella
    bassa dello schermo. Queste due righe orizzontali in realtà sono
    disturbi generati da due fili della dimensione di un capello che
    passano all’interno del tubo catodico. Questi due fili minuscoli sono
    unici nei cinescopi Trinitron e li identificano inequivocabilmente.
  • In
    tutti gli altri casi sceglieremo P22-EBU, un profilo generico, ma che
    ben si adatta alla maggior parte dei fosfori dei monitor in commercio.

Clicchiamo su Next.


E qui arriva il bello. Solo chi ha provato sa cosa vuole dire calibrare a occhio…
Questa finestra consente di calibrare i mezzi toni. Scelto dunque di
lavorare con un singolo gamma (opzione in alto), cominciamo a muovere
il cursore orizzontale fino a quando il quadrato centrale sembri
dissolversi dentro quello maggiore con le righine orizzontali. A parole
è facile…
Alcuni trucchi per facilitare il compito:

  • Guardate il monitor in penombra (chudete le imposte se è il caso).
  • Posizionatevi
    ad una distanza di circa 2 metri dal monitor o ad una distanza tale da
    quasi non vedere più le righine del quadrato maggiore.
  • Fissate il quadrato centrale tentando di non chiudere le palpebre.
  • Fissatelo a lungo muovendo lentamente il cursore avanti ed indietro.
  • Il quadrato centrale tenderà a divenire più scuro andando con il cursore a sinistra e più chiaro andando a destra.
  • Il
    punto esatto è quella minuscola frazione di spazio ove non è né chiaro
    né scuro paragonato con il quadrato maggiore con le righe.

Quando avete finito, non cliccate su Next: deselezionate invece l’opzione Single Gamma Only.


Questo
è il vero punto critico. Usando i trucchi di prima, fate la stessa
regolazione in ciascuno dei tre quadrati dei colori primari.
Personalmente trovo il blu piuttosto difficile, altri hanno maggiori
difficoltà con il verde; ma perseverate, perché la precisione del
profilo che stiamo creando dipende in gran parte da questa regolazione,
che serve a neutralizzare le dominanti del monitor.


Terminato
di “dissolvere” i tre quadratini colorati, impostiamo il Gamma
desiderato, sulla base dei ragionamenti fatti in precedenza. Adesso
possiamo cliccare su Next.


Tra
le varie fasi in comune (cioè da fare sia con che senza la sonda) c’era
già l’indicazione di impostare il monitor a 6500 Kelvin. Anche in
questa finestrella collocheremo tale valore, in modo da istruire la
scheda video a comportarsi di conseguenza. Volendo è possibile
scegliere anche valori diversi, ma 6500 Kelvin è una temperatura di
colore universalmente riconosciuta come ideale per lavorare con i
monitor. Inoltre, a valori diversi, la scheda video potrebbe essere
forzata a lavorare al limite delle sue possibilità, con comportamenti
imprevedibili.


Fine
della calibrazione. Cliccando in After e Before vedremo gli effetti
della nuova LUT che abbiamo appena generato. Se siamo soddisfatti del
risultato, clicchiamo su Finish, altrimenti possiamo ritornare sui
nostri passi con il tasto Back.

Cliccando su Finish,
ci verrà presentata una finestra attraverso la quale potremo salvare il
nostro profilo con nome e data della prima finestra di questa
procedura. Il profilo di colore verrà automaticamente caricato da Adobe
Gamma Loader ogniqualvolta accenderemo il nostro computer.

I profili creati, con o senza colorimetro elettronico, vengono salvati qui:

  • Windows 98, 98 Seconda edizione e ME: cartella windows\system\color
  • Windows 2000 e XP: cartella system32\spool\drivers\color
  • Mac OS 9.x: i profili ColorSync si trovano nella Cartella sistema/Profili ColorSync
  • Mac OS X: i profili ColorSync si trovano nella cartella Library/ColorSync/Profili

Esistono
molti altri software in grado di fare lo stesso lavoro di Adobe Gamma,
ma l’unico gratuito che ritengo proponibile è composto dalla coppia
Quick Monitor Profile e Quick Gamma Loader, reperibili alla URL
http://shaderlab.com .

Con il colorimetro elettronico invece abbiamo una buona scelta:

Bene,
abbiamo fatto il primo passo. La teoria e la pratica del colore
coinvolgono necessariamente anche Photoshop, la stampante, la macchina
fotogràfica digitale e/o lo scanner. Ma per il momento fermiamoci qui,
con la fidanzata felice di avere ritratti finalmente corretti.

Michele Ronchi © 01/2005

N.B. Per una panoramica sugli aspetti teorici del colore, si può consultare questo articolo.

Alla coppia di software proposta nell’articolo vorrei aggiungere anche il buon EIZO test monitor, gratuito, ci accompagna in 24 step alla calibrazione del nostro schermo. La procedura si esegue senza difficoltà in 5 minuti, i risultati non sono certo paragobabili a quelli ottenuti con un colorimetro, ma comunque meglio che impostare come valori di luminosità e contrasto i numeri della ruota di bari.

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